Per alcuni questo non è un blog, ma d' altronde si fa quel che si può
visitato *loading* volte
ammaestrato alla veglia
fedele nel presente alla notte
come un tubolare* sogna
di svegliarsi un giorno senza pubblicità
con pubbliche ammissioni di colpa
e pubblici respiri, e pubblichi attenti
a dire qualcosa sul loro conto
a farsi sentire lontano
come una stella un atomo
ché reggi tutta l' impalcatura se lo sai
e se magari è il tuo
di enigmi alla deriva
si torna via
di qua
non si vive più il mondo prima dell' anima
non si riesce a passare dalle porte
e pure è quistione di scoperte nel piattume quotidiano
trovate tradite nel loro segreto impiego
gioia dell' incanto notturno imago
*(il tubolare è il cosiddetto 'tubo innocenti' usato per le impalcature quando si eseguono lavori di restauro, spesso coperto da cartelloni pubblicitari)
occhi blu. di sangue
smargiassi, e se il mare
ponessi in rivolta?
conosci. le armi
della battaglia da divano.
la coca nel frigo. non
volo a prenderla
vivo
cemento. e questo
suono di uccello che viene dal fuori
capisci di che si tratta. lo odori?
non so l' uccello piange la natura umida
e non è fermarsi sui punti poco importa
sentire lontano il frastuono del mare e un treno
ci manca la distanza che colma questo cuore enorme
la frasca che copre la casa rifugio separata ci manca
l' ingrata sorte da divano che distoglie dal corrimano della fantasia
costruiamo stanze sovrapposte senza metrica sintassi o stili
e su queste scale ci spingiamo oltre nei luoghi barbari dei metri
dove siedi vedi ieri e dici ancora non ho capito cosa vuoi dire,
ma questo per stanotte basta.
L' uscio ci toglieva dalla tristezza
se ne andavan con lui le nostre madonne
era, partire dalle case, il levame della nostra tèra
"Marciano nel feretro di legno
bastardo com' è bastardo il vento
e si rivoltano s' aggrovigliano si disperdono.
Perché non si può fermare
l' odio che dilaga dalla spalla
la testa lo contiene non lo incalza
la furia di fermare questa guerra.
Devi stare calma piccola, più calma"
Dimmi dove si ferma il treno
quando il mondo è buio
e non si passa più neanche dalle porte
per paura delle bòtte.
Dimmi delle stanze aperte con le chiavi
come leggi quei segni strani
quando piove se mi chiami,
melodia degli aquazzoni.
Dimmi della nuvola che copre la mia gioia
rammentami la strada che porta sotto la tettoia.
Se c'è più luce nelle giornate uggiose
un fotografo cortese che dipinge il mondo
calibrerà lo sguardo, maneggerà il bisogno.
Parlami ancora
Dio della gloria
l' aria serena riaffiora
si posa come nota spenta sulla nostra storia.
Insegnaci allora una preghiera fatta di musica
che non sia trita, che ci si addica
pratica, non ripetitiva
che lasci spazio all' improvvisazione,
al libero arbitrio e all' allegria.
Nella piazza suona la banda elemosina
nella chiesa l' aria è tetra, chi fà la carità la paga.
La salvezza è però la strada del digiuno
la voce con cui io e te ci medichiamo il ventre
nel mentre l' apparato digerente si appaga
del suono abissale che scende giù dai monti
che rimbomba nei volti.